Non tutti sanno che… kravata je hrvatski izum!

Ovvero: la cravatta è un’invenzione croata.

Si narra infatti che, durante la guerra dei Trent’anni (1618-1648), Luigi XIV di Francia, il Re Sole, assoldò contro i nemici un esercito di cavalieri mercenari croati la cui divisa prevedeva per appunto un fazzoletto, rosso o bianco, annodato attorno al collo.

Il fazzoletto aveva un significato “romantico“: si trattava del dono fatto da mogli, fidanzate e amanti ai soldati che partivano per la guerra in territori lontani; legata al collo era simbolo di legame e segno di fedeltà verso la donna amata.

Certo i croati non furono i primi al mondo a pensare di legare fazzoletti al collo (testimonianze in merito si ritrovano già nell’antico Egitto o nell’epoca romana, ma più per ragioni igieniche e di protezione dal freddo), ma visti i ripetuti successi militari che riuscivano a mietere, la cavalleria croata divenne in quel periodo famosa in tutta Europa e il loro caratteristico accessorio fece in breve una vera e propria tendenza, diffondendosi in breve nell’aristocrazia e nella borghesia come simbolo di cultura e di eleganza. Anche il nome stesso dell’accessorio, molto simile in diverse lingue europee, deriva semplicemente dalla parola hrvat, che significa semplicemente “croato”.

Nel 1661 Luigi XIV, affascinato da questa novità, istituisce la carica di “cravattaio del re“, gentiluomo che ha il compito di aiutare il sovrano ad abbellire ed annodare la Cravatta. Successivamente, anche la duchessa di La Vallière, favorita del re, viene rapita da questa moda, divenendo così la prima donna ad indossare una cravatta.
Le persone rivaleggiano in audacia ed eleganza, aggiungendo dei merletti e dei nastri di seta. La moda della cravatta si diffonde in tutta Europa. Indossata da ricchi e da dandy, la cravatta ha attraversato secoli e continenti, assumendo sempre nuove forme.

Successivamente, all’inizio del XIX secolo, Lord George Bryan Brummel, grande stilista, adotta un look molto personale abbinando frac blu, panciotto, pantaloni beige, stivali neri e “fazzoletto da collo” bianco. Lord Brummel possedeva una vasta collezione di fazzoletti da collo candidi ed inamidati ed era talmente attento al proprio look da sostituire il fazzoletto indossato qualora presentasse delle minime grinze.
Nel 1880 nasce la prima cravatta da club con un evento singolare: i membri dell’Exeter College di Oxford decidono di togliere i nastri dai propri cappelli per annodarseli attorno al collo. Il 25 giugno dello stesso anno, i membri stessi commissionano ad un sarto il confezionamento dei nastri con i colori del club, segnando l’inizio di una moda che da lì a breve si estende a buona parte dei club e dei college inglesi.

Divenuta parte integrante del costume collettivo, Oscar Wilde, fra gli altri, in una delle sue opere più celebri “L’importanza di chiamarsi Ernesto” ne aveva fatto menzione, scrivendo una frase rimasta storica: “Una Cravatta bene annodata è il primo passo serio nella vita“,
In effetti, non era solo una questione di mero costume e bon ton, ma anche culturale ed educativa.

Nella seconda metà del 19° secolo, a seguito di innovazioni introdotte dalla rivoluzione industriale anche nel settore tessile, fa la sua apparizione una cravatta più funzionale, più lunga e più stretta. Battezzata “cravatta alla marinara”, questo accessorio entra nella storia e resta ancor oggi la base di partenza da cui è poi nata la cravatta moderna.
E’ nel 1926 che un cravattaio di New York, Jesse Langsdorf, ha la brillante idea di tagliare il tessuto della cravatta in diagonale ed in tre pezzi distinti, che in un momento successivo avrebbe provveduto a ricomporre con delle cuciture.
Era appena nata la cravatta attuale, identica a quella che conosciamo, e che rispetto alle antenate si presentava lunga, più elastica e stabile, nel senso che non torceva.
Oggigiorno, dagli scolari nepalesi alle donne, ai businessmen di Manhattan, centinaia di milioni di persone indossano cravatte in ogni parte del mondo. La cravatta esprime la personalità e l’umore di chi la indossa ed è strumento di grande importanza nelle relazioni sociali ed in ambito lavorativo, oltreché puro mezzo di ornamento..

È strano da dirsi ma la cravatta, nata in Croazia, diffusasi fra gli aristocratici francesi, portata nel mondo dagli inglesi, è di fatto un grande prodotto del Made in Italy. A metà degli anni ’80, il solo distretto serico di Como produceva circa il 60% delle cravatte AL MONDO. Altri fattori macroeconomici contribuirono poi in seguito al declino “numerico” in questo distretto, favorito dall’introduzione nel mercato di prodotti cinesi, nell’utilizzo di filati di minore qualità e nella modifica dei comportamenti di consumo; certo è che tutt’ora, anche nelle cravatte, il Made in Italy è ancora sinonimo di qualità e di valore di questo importante e insostituibile accessorio.

< Non tutti sanno che… dietro la lampo c’è una lunga storia

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