Non tutti sanno che… le mutande passano e tornano di moda

Le mutande, oggi le indossiamo tutti. (O no?). Ma non è sempre stato così.

Forse molti di noi, magari quelli “un peu plus agé” ricordano quelle della nonna. Ma quando si è iniziato ad indossare questo indumento?

il mio cuore un tempo superbo
umilmente si arrese all’amore
quando vide il vostro culo sull’erba
dare ombra ai raggi di sole.

Con questi versi, non esattamente finissimi, Voltaire celebra la provvidenziale caduta da cavallo di una dama, e il conseguente rialzamento di gonna e crinolina a svelare le nudità sottostanti.
Incidente a quanto pare comune nel XVIII secolo: fu grazie a questo stratagemma che M.lle de la Fayette sedusse il Re Sole, e Miss Churchill, una donna bruttina di viso ma con belle gambe, riuscì a farsi sposare da un duca. Aneddoti osé e all’apparenza fine a se stessi, che invece, letti con l’attenzione dello storico, ci rivelano un importante dato della storia del costume, ovvero la totale assenza di un indumento per noi imprescindibile: le mutande.
Non è stato sempre così: definite dalla Pompadour scrigno delle chiappe e da Anita Garibaldi sipario dell’amore, la loro storia inizia nel 3.300 a. C., data a cui risale un elegante slip formato da un triangolo di tessuto rinvenuto nel guardaroba del faraone Tutankamon.
Una storia che viene da lontano quindi quella delle mutande.

Ma sentite qui:

se dall’antico Egitto, con un balzo, arriviamo al Medioevo le vediamo come le feminalia o sarabullias, lunghe fino al ginocchio e maltollerate dalle nobildonne. Cavalieri e soldati invece erano obbligati a portare qualcosa di simile, non per igiene o pudicità, ma più pragmaticamente per proteggersi dall’attrito dell’armatura, soprattutto in un’epoca in cui le selle erano ancora approssimative.

Le mutande femminili scompaiono poi fino al XVI sec., quando vengono rilanciate da Caterina dé Medici, seguita da Lucrezia Borgia e da altre dame di alto lignaggio, fra cui Maria Stuarda, che nel 1568 risulta averne ben quattro paia nel guardaroba. Chiamate briglie da culo, o calzoni a la galeotta, vengono usate solo dalle classi sociali superiori (e dalle cortigiane) , in quanto utilizzate soprattutto per cavalcare.

La Chiesa, sia protestante che controriformata, le riteneva strumenti diabolici adottati dalle donne solo per poter accorciare la veste, adatte esclusivamente alle libertine e alle prostitute.
Così nel XVIII sec. le mutande spariscono di nuovo, restando in uso solo per le bambine, e rese obbligatorie per ginnaste e ballerine in virtù di un editto ufficiale di Luigi XV, lo stesso sovrano che nel 1761, ricevendo in dono da Madame Pompadour un bel paio di mutandoni porpora, speranzoso augurio per una notte di passione, esclamò offeso: Un uomo in mutande non sarà mai un eroe.

Corsi e ricorsi della moda: nel XIX secolo si affermano di nuovo sotto forma di mutandoni lunghi fino alla caviglia, ornati in fondo con pizzi e volant. È un capo di lingerie importato dal nord, soprattutto da Inghilterra e Olanda, e subito sostenuto dai medici che ritengono possa prevenire i reumatismi. La borghesia all’inizio è scandalizzata in quanto ricorda troppo il costume delle ballerine, inoltre sporge da sotto il vestito attraendo l’attenzione maschile sulla biancheria intima.

Nel 1870 i mutandoni sono obbligatori nei collegi religiosi, e definiti custodi di virtù. Napoleone III, donando alla Contessa di Castiglione un coprivulva imperiale, l’ammonì con queste parole: Le mutande sono una virtù elastica, prima di abbassarle bisogna riflettere. (Meditate gente, meditate…)

Fin qui le mutande per le donne.

E per gli uomini?

I primi capi di intimo maschile apparsi intorno al 1830 sono calzoni in flanella o lino lunghi fino alla caviglia che spesso formavano un pezzo unico con la maglia sovrastante: furono considerati a lungo ridicoli e paragonati con disprezzo a tubi di stufa o attrezzi da spazzacamino. Non tutti però erano di questa idea: a Londra, Oscar Wilde e George Bernard Shaw diedero scandalo fornendo una dimostrazione pubblica dell’utilità di questo capo sfilando in mutande per Oxford Street.
Con le esigenze belliche della Grande Guerra si accorciano al ginocchio, mentre bottoni e lacci vengono per la prima volta sostituiti da un elastico in vita nel 1918.
Per quanto il termine slip (mutuato dall’inglese nell’accezione di piccolo pezzo di stoffa) appaia solo nel 1913, già nel 1906 viene pubblicizzata negli Stati Uniti in un catalogo di moda come indumento adatto agli sportivi una mutanda maschile in maglia, corta e aderente, ma rimane un’iniziativa commerciale sporadica.

L’Europa intanto continua a dimenarsi in ampi mutandoni.
Il vero e proprio boom dello slip scoppia sempre in America nel 1935 e questa volta l’Europa segue a ruota, benché, per poter vedere della pubblicità diretta agli slip, bisogna aspettare il 1967, quando il governo francese autorizza il passaggio di spot riguardanti questo soggetto alla televisione senza problemi di censura.
Anche la biancheria femminile si riduce. Dalle culottes d’anteguerra si passa agli slip, analoghi a quelli maschili, quindi a tanga e perizomi sempre più simili a fili interdentali.
Dal passato al futuro: gli astronauti  americani della Nasa in orbita cambiano le mutande tutti i giorni. Fra le stelle, ma con le mutande pulite.

 

 

Non tutti sanno che… dietro la lampo c’è una lunga storia>

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